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Social Enterprise Boat Camp: sulla rotta dell’impresa sociale

Boat Camp. Uno degli incontri a bordo della nave.

Boat Camp. Uno degli incontri a bordo della nave.

Dal 28 al 31 maggio si è svolto il Social Boat Camp 2016 organizzata da Gruppo Cooperativo CGM e Fondazione ACRA. L’idea del boat camp sfrutta un calambour fra le parole boat e boot; il boot camp in genere è un “campo di addestramento” intensivo molto usato oltreoceano per racchiudere un gruppo di professionisti in una sessione intensiva di allenamento e stress test per aumentarne la produttività e l’efficienza lavorativa. Il boat camp, come si può intendere dal nome, si è svolto su una nave sulla rotta Civitavecchia-Barcellona. Tralasciando le caratteristiche “stressanti” dei boot-camp tradizionali, il boat-camp è stata un’occasione per riunire quasi 400 professionisti del settore della social entrepreneurship in uno stesso luogo e metterli alla prova per quattro giorni in una serie di incontri formativi e soprattutto di workshop focalizzati sulla gestione dell’impresa sociale e le nuove sfide/opportunità che la attendono.

L’idea di racchiudere persone tra loro diverse ma con lo stesso obiettivo nella vita – quello di mettere in pratica un tipo di imprenditoria sociale, sostenibile e positiva – ha reso possibile la creazione di una sinergia fra perfetti sconosciuti con esiti in termini di creatività e produttività decisamente incredibili.

L’esperienza della nave già in sé per sé costringe all’incontro ravvicinato con persone sconosciute e persino i “navigatori solitari” devono fare i conti con la necessità di entrare in contatto con realtà diverse. Se mescoliamo questo incontro forzato alla necessità di dover lavorare in gruppo – nei workshop tematici – con colleghi improvvisati si verifica un fenomeno piuttosto singolare. Se sulla terra ferma vi sono “vie di fuga”, sulla nave anche i meno diplomatici sono costretti al lavoro in sinergia. Questa sinergia diventa ben presto sintonia quando le differenze personali lasciano spazio alla passione comune, quella per un mondo migliore. Ebbene, se il primo giorno qualcuno ha espresso qualche perplessità, dovuta all’impatto con un terreno conosciuto ma tramite dinamiche nuove, con il passare delle ore di lavoro è stato difficile trovare qualcuno che non si è appassionato e immedesimato nel compito assegnato. Con l’aiuto fondamentale dei tutor nessuno dei workshop ha riportato risultati scarsi. In alcuni casi l’esperienza dell’incontro ha addirittura rafforzato l’idea progettuale stante alla base del workshop riportando idee innovative che all’assegnazione dei “compiti” non era stata preventivata. Gli oggetti della formazione si sono trasformati a loro volta in motori dinamici di sviluppo.

Il social boat camp ha favorito anche l’incontro fra imprenditori sociali e professionisti italiani e internazionali, favorendo lo scambio di idee e buone pratiche, fattore molto spesso lasciato in secondo piano ma in realtà fondamentale se si intende parlare di vero sviluppo sociale. Uscire dal proprio guscio e interfacciarsi con altre realtà serve sia per apprendere nuove pratiche più innovative che (perché no?) diffondere le proprie buone prassi e magari rendersi conto di essere più avanti di quel che si pensava.

Certamente il boat camp ha riportato come esito anche la necessità – per tutto il settore – di interfacciarsi alle sfide future con un occhio al passato e uno al futuro. Le nuove sfide per l’impresa sociale non stanno solo nelle buone pratiche ma anche nelle “nuove pratiche”, ovvero nuovi modi di intendere l’imprenditoria sociale. Laddove per imprenditoria non si intende l’impresa classica con lo scopo del profitto ma un’impresa di tipo del tutto nuovo dove il vero profitto è il ritorno sociale del proprio investimento. Con l’avanzare del disinvestimento pubblico verso il settore no profit, l’impresa sociale deve – volente o nolente – fare i conti con la realtà e smarcarsi dalla dipendenza da commessa pubblica e trovare la propria via tra il mercato dell’offerta privata (ma potremmo anche dire collettiva) e la necessità/missione di rimanere sociali e virtuosi. Sotto questo profilo il boat camp ha aperto tanti interrogativi ma anche fornito molte risposte, le quali possono essere riconducibili ad un unico termine: innovazione.

La realtà dell’economia mondiale mostra anche un fattore su cui riflettere attentamente. Non solo la spesa pubblica si sta facendo insostenibile ma anche l’impresa profit classica sta affrontando un radicale processo di ripensamento sulla propria – o meno – sostenibilità. In questo scenario economico globale si palesa un paradosso imprevisto solo qualche anno fa, ovvero che solo le imprese sociali appaiono davvero in forma o con le più alte prospettive di sviluppo. In questo senso però solo le imprese sociali che hanno il coraggio di essere innovative possono volare alto e fare del bene… per bene.

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